Nuove ricerche nel Parco dello Stelvio

La Federazione Speleologica Lombarda ha avviato, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal Parco dello Stelvio, attività di ricerca in alta Valtellina entro i confini del parco nazionale.

La fascia sopra Valdidentro, Bormio e Livigno infatti presenta litotipi calcarei e dolomitici, che permettono in taluni casi lo sviluppo di fenomeni carsici. La continuità dei calcari e dolomie avviene per una fascia piuttosto estesa (circa 40 km), dunque una situazione unica nelle Alpi lombarde.

L’area era stata studiata in passato in special modo dal G.G. Milano attorno agli anni ’70 e successivamente, in maniera più approfondita, dal G.S.Alpinistico Bormino e dal G.S. CAI Varese che avevano esplorato in special modo la Grotta Alta delle Bocche d’Adda e l’area delle Platigliole, poco sopra il Passo dello Stelvio.

M. Cristallo, affioramenti liberati dal recente ritiro delle lingue glaciali – Foto A. Maconi

Negli ultimi anni è rinato l’interesse per l’area, anche per il completamento dei dati, spesso incompleti, sulle grotte note.

Per questo motivo è stata avviata una campagna di rilievo e di riposizionamento tramite GPS delle grotte già note, procedendo al quasi completamento delle grotte alle Platigliole. Contestualmente si è proceduto all’attività di ricerca di eventuali nuove cavità, estesa grossomodo a tutte le montagne della fascia in questione.

La ricerca ha permesso di identificare diverse piccole cavità, seppure le uniche zone che al momento appaiono caratterizzate dai maggiori fenomeni carsici siano quelle già studiate nel passato: Monte delle Scale e Platigliole. A quest’ultima zona si unisce la sottostante Valle dei Vitelli, nella quale l’arretramento progressivo del ghiacciaio ha permesso la scoperta di nuove grotte.

Lo studio e la rivisitazione di varie grotte già note alle Platigliole ha anche constatato che la diminuzione del ghiaccio non avviene solo nei ghiacciai esterni, bensì anche nei depositi di ghiaccio presenti in grotta, ridotti in quasi tutte le grotte rispetto ai rilievi degli anni ’80.

Esplorazione di un ingresso occluso da un residuo di nevaio – Foto F. Spreafico

Connesso al ghiaccio, appare assai interessante lo studio per identificare i bacini di alimentazione delle varie sorgenti, alcune delle quali utilizzate a scopo idropotabile.

La ricerca e lo studio delle cavità potrebbe essere anche interessante sotto l’aspetto biologico in quanto le grotte potrebbero essere caratterizzate da forme di vita diverse da quelle presenti, a grotte più basse, nelle Prealpi.

Andrea Maconi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...